

DISSUADER.
METAFORE URBANE
BAF Bergamo Arte Fiera
16-18 gennaio 2026
A cura di Fortunato D’Amico

Il Dissuader di Franco Perrotti, ha la fisionomia di un piccione. È una scultura monumentale sospesa sulle nostre teste che agita le paure dei nostri pensieri, sempre più confusi e disgregati, in un epoca di tensioni e di incertezze sul futuro del genere umano.
I suoi chiodi d’acciaio disegnano una trama rigorosa che evoca griglie, recinzioni e strutture di contenimento. La superficie diventa una mappa in rilievo, un reticolo di linee e punti in cui si depositano passaggi, soste, traiettorie interrotte.
È una spada di Damocle che intreccia la dimensione artistica e alla riflessione politica sull’attraversamento impedito dei confini da parte di molti governi.
Il Dissuader ha riferimenti molteplici negli strumenti di deterrenza messi in atto a livello globale da molti governi. Barriere fisiche, muri e recinzioni, accordi di respingimento, politiche di controllo che ostacolano l’accesso e la circolazione. In un mondo in cui le migrazioni forzate coinvolgono oltre 122 milioni di persone e in cui le barriere continuano a moltiplicarsi, l’opera mette in luce il paradosso di confini sempre più rigidi a fronte di una mobilità umana che non si arresta, spinta dalla ricerca di sicurezza e di condizioni di vita migliori. I dissuader sono gli strumenti dei nuovi razzismi che ostacolano l’incontro tra i popoli.
Se in molti contesti il piccione può risultare molesto agli esseri umani per la sua presenza, resta una figura legata alla pace, alla migrazione e ai nuovi inizi, che concentra in sé la tensione tra desiderio di movimento e dispositivi di controllo, trasformandosi in un segno capace di interrogare il nostro presente.
Il corpo scultoreo del Dissuader di Franco Perrotti, un archetipo che attraversa la città, vola su strade, palazzi, facciate, assorbe le storie degli esseri umani stratificate nelle architetture e negli artifici assommati e codificati in linguaggi differenti sulla pelle del territorio.
Sospeso in alto, è un’entità poetica e strutturale che mette in relazione lo sguardo dell’osservatore con lo spazio urbano e le sue fratture. La posizione elevata richiama la libertà del volo, ma al tempo stesso rende percepibili i limiti imposti a chi non può attraversare con la stessa leggerezza e trasforma lo spazio in luogo critico.