SYMBOLS & ICONIC RUINS
NATIONAL MUSEUM OF CONTEMPORARY ARTS
ATHENS 2021
Nel silenzio immobile del primo mattino, l’unico suono è lo scricchiolio delle persiane sbriciolate che si aprono. In un istante, in un fruscio d’ali, uno stormo di piccioni, fino a quel momento annidato sulle gronde degli edifici circostanti, si tuffa come uno squadrone telecomandato nell’appartamento principale di una delle ville che si affacciano sulla piazza. È ora di colazione e gli uccelli si preparano. Poco dopo, quando sono sazi, escono dal balcone opposto, disegnando un arco nella direzione opposta prima di disperdersi definitivamente. Il piccione occupa una posizione poco definita nella variegata storia dell’umanità. A volte appare nell’arte, mezzo morto nel mezzo di una natura morta. Dall’arca di Noè, nessun piccione prese il volo nel diluvio biblico… il corvo e la colomba lo fecero, i piccioni mai… ci deve essere una ragione. L’artista immagina il piccione come un enorme idolo urbano, costruito con filo metallico tempestato di chiodi, lo stesso filo usato per tenere i piccioni lontani dai tetti e dalle gronde, provocando nelle persone un disgusto comico e paradossale. Una metafora di una certa umanità dedita a una vita meschina, invadente, disfattista, opprimente e ottusa. Modesto mangiatore delle briciole e degli scarti altrui, il piccione rappresenta la rinuncia alla grandezza in cambio di una tranquillità precotta. Una vita in cui ogni dolore, ogni predatore, ogni ambizione è stata ridotta al minimo, e prospera in un’assenza artificiale di selezione naturale. Un uccello con la forma di una bolla, ma con una livella a bolla che si allinea verso il basso.



La mostra SYMBOLS & Iconic Ruins è un tentativo di creare una sintesi di diverse versioni del concetto del simbolo, attraverso affinità elettive e caratteristiche comuni, indipendentemente dal fatto che le fonti e i processi di produzione dei simboli differiscano radicalmente l’uno dall’altro.
Oltre alle singole opere, che riflettono e commentano la relazione tra creazione artistica e architettonica e simboli, il corpo principale della mostra presenta tre elementi distinti e interconnessi – l’Acropoli di Atene, la produzione architettonica del dopoguerra dell’Europa centrale e riferimenti al Muro di Berlino – con l’intento di promuovere un dialogo singolare tra varie rovine che hanno un valore simbolico attuale.

“Il dissuasore è un pensiero, una riflessione, una metafora.
Mi piacerebbe che fosse un urlo.
Più passa il tempo, più il mondo è saturo di recinti,
ostacoli, muri, soldati di guardia e motovedette.
Eppure, eravamo passatida Woodstock e il sogno era altro”.
FRANCO PERROTTI